IL CAMBIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE NEGLI ULTIMI ANNI: UN’ANALISI STORICA E CULTURALE - Luigi Pinto

IL CAMBIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE NEGLI ULTIMI ANNI: UN’ANALISI STORICA E CULTURALE

8 Nov 2021 - Articoli

IL CAMBIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE NEGLI ULTIMI ANNI: UN’ANALISI STORICA E CULTURALE

Immigrazione. Certamente un tema caldo per moltissime arene politiche degli ultimi decenni, argomento di accesa discussione tra partiti ma anche oggetto di chiacchiere da bar.

Ma sappiamo davvero di cosa parliamo quando trattiamo questo argomento così complesso?
Lo stesso concetto di immigrazione, a mio parere, ha subito un notevole cambiamento nel corso dell’ultimo ventennio, potremmo dire dai primissimi anni del nuovo millennio. Basti pensare alla nota legge 30 luglio 2002, n. 189, meglio conosciuta come la “Bossi-Fini”*, che il prossimo anno festeggerà proprio i suoi vent’anni.
Quando parliamo di immigrazione dobbiamo capire che trattiamo una materia “nuova” per così dire, se non certo da un punto di vista storico (ma lo vedremo più avanti), da un punto di vista culturale. Tutto è ancora in divenire, ciò significa che la casistica da studiare comincia a verificarsi oggi.
Quello che ritengo certo è che un cambiamento è avvenuto e in modo massiccio; tempo fa l’immigrazione era limitata ad alcune centinaia o poche migliaia di persone nell’arco dell’anno. Oggi i numeri si moltiplicano in maniera esponenziale, riconducibili a un’unica matrice: la globalizzazione. Con la globalizzazione tutto è cambiato.
Facciamo un esempio banale: trenta o quarant’anni fa una persona che viveva in Ghana non aveva contezza di quello che accadeva in Occidente. O meglio, ne aveva un’idea parziale, appannata, quasi mitica. Gli strumenti di comunicazione erano più limitati e ben diversi da quelli che oggi conosciamo: non c’erano parabole, telefonini, meno che mai smartphone. Quello che accadeva nei paesi del primo mondo, nelle nazioni sviluppate, rimaneva una sorta di Eden. Decenni dopo il mondo, e con lui il modo di comunicare, è cambiato: quella stessa persona oggi riceve quasi lo stesso bombardamento pubblicitario e promozionale che riceviamo noi, apprende in modo molto più concreto e tangibile lo stile di vita “benestante” dell’Occidente. Ora, quanto sia a volte fallace questa dorata profezia è un problema nuovissimo con cui ci ritroviamo a fare i conti. Eppure, ça va sans dire, l’animo umano è in continua ricerca di miglioramento e il desiderio di una vita migliore, più ricca, più confortevole, è una spinta di inaudita potenza.

Prima di proseguire nella mia personalissima analisi è però necessario fare un importante distinzione sul tipo di immigrazione, ragionevolmente in due macro aree. Esistono dunque le migrazioni dovute a guerre, conflitti e situazioni di pericolo presenti nel proprio paese d’origine, che spingono gli individui a cercare rifugio all’estero. Queste stesse peraltro generano un tipo di immigrazione che definirei “di prossimità”: si scappa verso il luogo sicuro più accessibile che si trova, cosa che spesso coincide con zone limitrofe, a breve raggio.
Chiunque, poi, scappa dalla guerra, il ricco e il povero, la nobiltà e il popolo, il politico e lo studente: le persone coinvolte in questo tipo di spostamento sono di estrazioni sociali, economiche diverse. E in queste persone, spesso, il desiderio di tornare a casa resta vivo.
Un esempio a mio parere molto esemplificativo è accaduto quando cadde il regime comunista in Albania: caduto il regime, la conseguente instabilità sociale provocò un riversamento di migliaia di profughi nelle coste a loro più vicine, come quelle della Puglia. Poche miglia di mare hanno rappresentato per quelle persone una via di salvezza, una via ragionevole per abbandonare la difficile situazione che si era creata in patria. Me ne vado perché costretto, non perché sia alla ricerca di qualcosa che non trovo nella mia terra.
C’è poi il tipo di immigrazione economica che, ad oggi e a mio avviso, genera il flusso più sostanzioso. Le persone abbandonano il proprio paese alla ricerca di una sicurezza economica, di un El Dorado che, ahimè, difficilmente riusciranno a trovare. Ma questo argomento merita di essere analizzato con più cura, in un prossimo approfondimento.

Ritorniamo all’analisi storica del fenomeno migratorio e poniamoci una domanda essenziale: perché esso rappresenta un problema?
La storia dell’umanità è da sempre scandita da movimenti migratori. Si migrava, come abbiamo detto, per scappare ma anche per trovare terra più fertile, pascoli migliori, per trovare l’acqua. Ed è questo un concetto che, seppur modernizzato, esiste e persiste tuttora. Nulla di nuovo. Eppure, in Italia la sola parola “immigrazione” è sufficiente per scatenare uno stato di preoccupazione, paura, o se non proprio paura quantomeno una critica e radicata diffidenza.
Altra spiegazione non trovo che proprio nelle nostre radici. Da sempre popolo invaso, gli italiani, fino a che non sono diventati Italiani, sono stati attaccati, conquistati, occupati. Ma mai hanno avuto una propria tradizione coloniale. Quantomeno non significativa. Il diverso ci fa ancora paura perché, a differenza di altri paesi europei come la Francia, la Spagna, ma anche Inghilterra, Olanda o Belgio, non abbiamo una storia colonialista alle spalle, fatta di trattati, discipline, annessioni e de-colonizzazioni; non abbiamo avuto in epoca moderna una giurisprudenza in materia né un flusso di culture ed etnie pari a quello avvenuto in questi Stati. Ci si limita qui a un’analisi meramente meccanica, che mi porta a pensare che il nostro Paese sia ancora impreparato a capire e soprattutto a gestire il fenomeno migratorio.
Non sappiamo se considerare chi è straniero una risorsa o un problema, non siamo ancora in grado di regolarizzare il flusso e non sappiamo ancora come porci nei confronti di questa grande questione, specialmente dal punto di vista economico e sociale. Un argomento che credo valga la pena di esplorare.

*La legge Bossi Fini è una normativa della Repubblica Italiana che disciplina l’immigrazione, cos’ì nominata per via dei primi firmatari Gianfranco Fini e Umberto Bossi che nel governo Berlusconi II ricoprivano rispettivamente le cariche di vicepresidente del Consiglio dei ministri e di ministro per le Riforme istituzionali e la Devoluzione.

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2 Risposte

  1. Santi Luciano ha detto:

    La paura e la diffidenza è cresciuta nel tempo perché..lei non lo ha detto… è prettamente fatta da gente del terzo mondo che sono e di sono rivelati primitivi ed incivili.. Ci costano miliardi perché non sono utilizzabili perché non sono scolarizzati..
    La prova di ciò che dico è data da i rifugiati Ukraini di oggi che arrivano dalla guerra e che noi accettiamo perché sono più vicino a noi come etnia e cultura….gente operosa

  2. Franco ha detto:

    Santi. Ma come ragiona? A noi piacciono solo gli “evoluti e civili” ? Si vergogni.
    La gente scappa dalla miseria, dal nulla delle loro prospettive di vita e di lavoro, dalla corruzione dei loro Paesi, non vengono per farsi una vacanza e vitisare le bellezze d’Italia.
    Nessuno lascia il Paese in cui è nato per un possibile nulla, ma più sostenibile del loro attuale certo nulla.

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